IL RITORNO – parte prima
Il giovedì fatidico è arrivato veloce, cavalcando l'onda del tempo che passa inesorabile e brucia la mia esistenza, schiava di un modello di lavoro che alla fine il tempo lo fa perdere.
Partiamo con comodo, i bambini sono riposati, la moglie è serena. Abbiamo 800 km davanti e tutta la giornata per coprirli, sfiliamo gli eterni lavori sull'Autolaghi con pazienza, in Svizzerà sarà peggio.
Infatti, oltre i limiti di velocità geronto-comici, scopriamo che i cantieri continuano, aumentano, arrivano in Germania dove esplodono, occupano lunghi tratti di molte autostrade, e sarà così anche al ritorno via Monaco di Baviera.
Paese virtuoso la Teutonia, in tempi di crisi investe sulle infrastrutture, al momento giusto sarà pronta per tornare a locomotivare di nuovo.
Sono incredibili i tedeschi, anche nel caos più spinto restano ordinati, il serpentone di mezzi che sfila verso nord scorre sempre, rallenta ma non si ferma.
Nei tratti liberi si viaggia senza restrizioni, un paradiso. Nonostante una cavalleria media che noi ci sognamo corre solo chi ha fretta, chi non ne ha se ne sta a destra, non esiste la corsia del disonore.
In un attimo ci ritroviamo a duecento all'ora, viaggiando più sicuri che sulla tangenziale di Milano agli ottanta, non fosse altro che per il rispetto della distanza di sicurezza che TUTTI applicano.
Praticamente ogni mezzo espone almeno una bandiera tedesca, poi sciarpe, adesivi, copriretrovisore....
Una nazione sta impazzendo per i mondiali di calcio.......ordinatamente come solo loro sanno fare.
I nostri sono in campo contro la Slovacchia, una radio tedesca parla di calcio, dicono “Italien Slovakien zwei drei ahr ahr ahr”. Un tir ci suona la tromba, ed è la conferma del disastro.
Arrivati a Mannheim un ingorgo ci spinge ad attraversare la città per aggirare il blocco via Francoforte. Nonostante nei pressi della ferrovia la sua urbanistica dia chiara evidenza dei bombardamenti subiti Mannheim è una bella città, dove il fiume Reno comincia veramente a mostrarsi come un gigante.
Dopo oltre dieci ore di viaggio finalmente arriviamo nei boschi dell'Eifel. Quando sfioriamo il rettilineo in uscita dal lungo curvone del Galgenkopf, il cartello “Dottinger Hohe” ci avvisa che siamo arrivati a casa.
continua..........